logo shoahGli allievi dei corsi C e A della scuola secondaria di I grado hanno affrontato il percorso intitolato: “Memorie, mobile gioco delle emozioni”. Quest’ultimo ha coinvolto gli allievi in obiettivi d’apprendimento multidisciplinari, finalizzati all’acquisizione di competenze di cittadinanza, educandoli verso comportamenti responsabili, di rispetto degli altri, scevri da pregiudizio, secondo una prospettiva d’accoglienza delle altre civiltà, contemplando anche chiavi di cittadinanza globali. Gabriella Longobardi

Una ricerca documentaria che è spirito d’intraprendenza e iniziativa, di collaborazione sociale e integrazione, che ha comportato la sperimentazione di abilità tecnologiche, artistiche, iconografiche, cartacee, espressive e digitali, incentrate sulla relazione “Empatica, emotiva” di comprendere il punto di vista storico e letterario della Shoah.

I ragazzi, inizialmente, hanno ricercato stralci di giornale e visionato in rete la storia della testimone d’eccezione di origine ebraica Liliana Segre; hanno proseguito attraverso un laboratorio di riscrittura di documenti e informazioni principali, ricostruendo e conoscendo la biografia della senatrice a vita milanese in gruppi cooperativi. Essi, a seguire, attuando la modalità della peer education, del gioco emozionale, della flypped classroom, hanno creato una presentazione in Linux che interpretasse le memorie storiche più significative, traslando il messaggio della senatrice, ovvero di chi non ha avuto la fortuna di sopravvivere come lei alle sofferenze e ai diritti negati fondamentali per la dignità umana, a partire dalla perdita del nome, sostituito nei campi, da un numero; di chi non ha avuto la possibilità di sottrarsi all’ingiustizia, alla prigionia, privato del diritto libertà, e di chi, purtroppo, ieri come, ancora oggi, è discriminato o muore in mare. Successivamente, i ragazzi hanno visionato il discorso della senatrice del 5 giugno 2018 e interpretato le parole, soffermandosi e analizzando il concetto di “Rispetto” e “Responsabilità” degli uni verso gli altri, e hanno ulteriormente approfondito il discorso e l’insieme di parole della citazione chiusura, ovvero riflettuto sui termini: “Non anestetizzare le coscienze”; ne hanno colto il messaggio implicito dell’accoglienza dell’altro, della non discriminazione per vivere con tutti i popoli raccordi di solidarietà e rifiutare i muri. I ragazzi si sono appropriati della citazione empatica della Segre, che ribadisce di essere stata anche lei “Clandestina e richiedente asilo politico”. La memoria ha riportato i ragazzi a comparare il discorso della Segre con quello della poesia di P. Levi e dal confronto ne hanno colto un’analogia finale, ossia quella di non dimenticare ciò che è stato lo sterminio degli ebrei, di omosessuali, di avversari politici, di diversamente abili, donne, uomini e bambini. Una pratica di sterminio identificato con stelle gialle, rosa, nere, marroni, rosse, atti di discriminazione commessi per gestire l’organizzazione dello sterminio e dello sfruttamento all’interno di ogni campo di concentramento. Il messaggio della Segre ha guidato i ragazzi alla ricomprensione del fenomeno del razzismo, li ha ricondotti alla storia, più recente, dell'apartheid e alle parole de “Io ho un sogno” di M. L. King. Il messaggio della senatrice è stato interpretato come un invito di lotta alle ingiustizie, all'imbavagliamento dell’informazione (art. 21), tutela della libertà individuale e di scelta. I ragazzi hanno sul finire meditato che non esiste una superiorità della razza, che sarebbe, invece, necessario, secondo gli studi accreditati, cancellare la parola razza da alcuni articoli costituzionali (art. 3). I ragazzi hanno, inoltre, comparato i principi religiosi ebraici con quelli di altre religioni; ciò ha sollecitato negli alunni l’idea che ogni religione ha il diritto alla tolleranza e al rispetto reciproco. Il discorso della senatrice è stato trascritto come poesia calligrafica e traccia interpretativa del dare voce a chi non ha una “tomba” e dignitosa “sepoltura”. A chi come il torinese P. Levi sembrava di avercela fatta e invece non è sopravvissuto al dolore e alla sofferenza del campo di sterminio di Auschwitz.
A chi non ce l’ha fatta, come il caltagironese Francesco Dottorello, milite ignoto, sino a poco tempo fa, morto nel campo di Mathaushen. Il percorso è stato, altresì, una ricostruzione delle sofferenze vissute nei campi di concentramento, raccontate dalla figlia, la quale possiede lettere del padre, che ha ricostruito tramite l’intervista a cura dei ragazzi di II C, registrata in video; una storia documentata soltanto di recente e riconosciuta grazie a varie associazioni e al nipote che, viaggiando, ha scoperto documenti e testimonianze, le quali hanno dato una tomba al nonno, l’intestazione di una via e due lapidi.
L'indagine degli allievi ha avuto inizio ripercorrendo lo studio storico dell’affermazione al potere del Fascismo in Italia, con la speculare affermazione del Nazismo in Germania, e riflettendo e confrontando i termini di “Dittatura” e “Democrazia”. Sono stati analizzati, in particolare, l’applicazione delle leggi razziali del 1938 e gli anni cruenti che condussero a quella azione chiamata “Soluzione finale”. Gruppo di studio, in particolare per le seconde e prime classi delle due sezioni C e A, l’approfondimento filologico dei cognomi dei ragazzi di origine ebraica. La scoperta e la ricerca sul territorio di Caltagirone delle tracce e delle vie omonime e della presenza dell’antica Comunità ebraica, sia nelle sue ceramiche o maioliche e fornaci, sia nelle toponomastiche di molte altre vie, appunto chiamate giudaiche.
La classe II del corso A si è occupata della ricostruzione in un “E-book” delle emozioni provate da una giovane adolescente, quale Anna Frank, creando dei testi, secondo la modalità del laboratorio di scrittura creativa e di indagine, estrapolate dalle note pagine del diario. Le classi Terze hanno affrontato diversi percorsi a classi parallele. Con gli insegnanti di Lingua hanno studiato e recitato una poesia in francese contro il razzismo e studiato il discorso “I Have a Dream” di M. L. King. Inoltre, le docenti di francese e inglese hanno elaborato la presentazione in lingua inglese di Nelson Mandela e la poesia contro il razzismo. I docenti di educazione fisica e di lettere, dopo la visione del celebre film “Invictus” sulla biografia di N. Mandela, hanno costruito un questionario digitale sulla vita e sulle leggi attuate per combattere l'apartheid. Il professore di tecnologia, ing. G. Carfì, animatore digitale, ha ricostruito insieme agli allievi il campo di lavoro forzato in “3d”, distante a 35 Km di Berlino detto “Sachsenhausen”, e il professore di storia dell’arte ha ricostruito la rappresentazione in scala del campo di concentramento e lavoro forzato. La docente comune di musica con un gruppo di ragazzi delle varie sezioni A e C ha realizzato un canto con solista e coro contro la violenza di genere e anche quella militare.
Il percorso, in seguito, ha raccolto tutte le classi e gli allievi presso la Sala Convegni per l’intervento della figlia di F. Dottorello, che ha raccontato la vicenda del padre, della marcia della morte e delle sofferenze vissute nei vagoni treno, delle condizioni di vita nel lager del padre, scevro da nome e dignità, milite morto nel campo di concentramento di Mauthausen.
Il percorso? Un’esperienza digitale e reale, documentata anche con l’uso del software Powtoon, che suggella nella sua molteplicità un manifesto per ricordare il 27 gennaio del 1945, la Shoah o l’olocausto a intere generazioni, un invito contro ogni forma di ingiustizia, di repressione di libertà e discriminazione. Gabriella Longobardi

 

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